mercoledì 5 dicembre 2012

Il Pd non utilizzi il successo per rafforzare i vecchi apparati

Il Pd non utilizzi il successo per rafforzare i vecchi apparati

da: www.iconfronti.it

di Alfonso Conte
Alcune immagini riguardanti esponenti del Partito Democratico all’indomani del successo di Bersani sembrano rinviare a quella strana sensazione di euforia che prende, nonostante i segni ancora evidenti del disastro, i sopravvissuti ad un cataclisma, ad un naufragio. Scampato il pericolo, resta lo stato di forte eccitazione, sicché capita spesso che la consapevolezza di aver salvato la propria pelle trasformi il panico vissuto qualche ora prima in un’allegria smodata, prevalente finanche sul dolore per i compagni di viaggio scomparsi o per le cose andate distrutte. Renzi torna a fare il sindaco, il Centro-destra appare incapace di uscire dal vicolo cieco in cui si è ficcato, i media riescono a rappresentare il movimento di Grillo come una setta di invasati e il Centro-sinistra raggiunge livelli di consenso mai conosciuti in passato … eppure, di fronte a bottiglie stappate, compiaciuti sorrisi e complici sguardi d’intesa, non sono pochi coloro i quali si chiedono: ma che avranno mai da festeggiare?
In effetti, già un nuovo appuntamento attende gli uomini dell’apparato: la presentazione delle liste dei candidati in vista delle imminenti elezioni politiche. Si tratta di un banco di prova significativo innanzitutto per il segretario del PD e candidato del Centro-sinistra alla Presidenza del Consiglio, costretto a dimostrare da subito di saper operare una sintesi convincente tra coloro i quali hanno contribuito al suo successo alle Primarie, ora in attesa di vedersi assegnare sostanziose ricompense, e quel 40% di elettori del Centro-sinistra, i quali hanno ampiamente manifestato il proprio disappunto verso il partito “vecchio” e potrebbero in gran parte, dopo una contrapposizione logorante soprattutto a livello periferico, decidere di ritirare il sostegno se il partito non dimostrerà di sapersi rinnovare. Inoltre, dopo i costi pagati per colpa dei vari De Gregorio e Scilipoti e con un partito in fermento, le scelte saranno condizionate anche dall’esigenza di mandare in Parlamento persone ligie alle direttive della segreteria centrale; ma, se è evidente che i quadri dell’apparato risultano di gran lunga più affidabili mentre gli esterni meno controllabili, è pur chiaro che tanti elettori del Centro-sinistra troverebbero del tutto inaccettabili candidature indicate in virtù di logiche antiquate (di ex-parlamentari proiettati verso il quinto o il sesto mandato, di dirigenti provinciali da promuovere deputati in virtù di “legittime aspirazioni alla progressione di carriera”, di figli e nipoti cooptati dalla casta, per non dire di pregiudicati e voltagabbana). Ciò sarà ancor più evidente se, come ormai appare molto probabile, la legge elettorale resterà immutata e gli elettori continueranno a non poter esprimere le loro preferenze.
Le Primarie sono ormai concluse, ma l’apparato del PD non può pensare di aver risolto una volta per tutte le questioni all’ordine del giorno grazie al successo conseguito. I risultati hanno ribadito il suo peso, soprattutto al Sud, ma hanno anche svelato la crescita di un voto d’opinione indipendente, liberato da vincoli ideologici ed incline a premiare soggetti diversi in base alle diverse circostanze. Anche per questo, soprattutto al Sud, c’è ancora speranza.

lunedì 3 dicembre 2012

Massimo Gramellini – L’ultimo treno

Massimo Gramellini – L’ultimo treno

Per la serie “senza ritegno”

Come Bertoldo che non riusciva mai a trovare l’albero a cui impiccarsi, il Senato ha rinviato a martedì il voto di fiducia sul decreto che taglia i costi della politica, a causa di uno sciopero dei treni.
Sono venuto a capo per consentirvi di smaltire l’incredulità. Martedì cosa si inventeranno, un’indigestione di cozze collettiva? Oltretutto pare che la storia dello sciopero sia una scusa raffazzonata lì per lì, pur di nascondere i dissidi interni ai partiti e giustificare la più politica di tutte le arti: il rinvio. Ma come fanno a non capire che qualunque verità risulterebbe meno fastidiosa di quella penosa bugia? Un Paese dove un operaio scompare in mare durante la bufera cadendo da una gru su cui non doveva nemmeno stare, e dove una barista pendolare muore di stanchezza alla fermata della metro dopo essersi alzata per l’ennesima volta di domenica alle quattro del mattino, ecco, un Paese così serio e duramente provato pretende di non essere offeso dagli sfoggi di tracotanza di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio. Questa era davvero l’ultima occasione per un colpo d’ala. Immaginate il presidente dell’assemblea Schifani che annuncia alle telecamere: «Abbiamo deciso all’unanimità di restare a Roma nel weekend per votare una legge tanto attesa dall’opinione pubblica. Il Senato rimane aperto sabato e domenica. Invito i cittadini ad assistere dai palchi al nostro lavoro». Non dico che si sarebbero guadagnati la rielezione, ma uno sconto del venti per cento sulle pernacchie sì. Così invece niente, neanche la mancia.

La Stampa – L’ultimo treno.

martedì 27 novembre 2012

Bersani: io giro la ruota

Bersani: "io giro la ruota"
Oggi (27 novembre) Bersani al Corriere.it

Ho seguito con attenzione Bersani ospite, oggi, di Corriere.it. Ho cercato di comprendere il suo programma, ma non ci sono riuscita. Sicuramente il problema è mio. Due però sono le cose che ha detto e mi sono rimaste bene in mente. La prima è che lui non porta esempi di soluzioni ai problemi, perché non vuole promettere cose che poi non sa se potrà mantenere. Di conseguenza, a ogni domanda del tipo: come intende risolvere o affrontare il problema del lavoro, o della competitività o dell'Ilva, Bersani ha non risposto, limitandosi a enunciazioni di principio. E questo è poco per chi si aspetta un programma operativo di governo. Da chi vorrebbe conoscere questo programma operativo di governo prima e non dopo le elezioni.
La seconda cosa riguarda il ricambio generazionale al governo del paese. Bersani ha detto che è chiaro che lui "girerà la ruota" e riconoscendo la necessità di un ricambio consentirà a giovani (formatisi in seno al partito) di partecipare al prossimo governo, qualora dovesse vincere ("se toccherà a me").
E questo per me è un punto difficile da digerire. Io credo che le idee vincenti possano anche nascere al di fuori di una schema precostituito, e quindi anche fuori da  un partito e tutta la sua struttura. Credo che questo sia il problema, in generale italiano, ovvero il dover per forza seguire una procedura di avanzamento della macchina (io giro la ruota). Ma non siamo al supermercato, dove si prende il numerino per comprare il salame e per evitare baruffe, e per un chiaro senso di civiltà, we queue (come direbbero gli inglesi) ovvero facciamo la fila. La politica ha bisogno di idee, di confronto con la società, con l'economia reale, con il mondo dell'associazionismo, dell'ambientalismo, etc. E non è detto (e non lo si deve impedire) che da questi altri mondi non possano emergere idee valide e soggetti altrettanto capaci e vincenti per la politica stessa. Perché un "funzionario" di partito è valido e un cittadino no?
E', tra le altre cose, questa concezione che Bersani avalla pienamente, che rende il PD di Bersani vecchio e non vincente ora e nel lungo periodo. Se poi vince sono io che chiaramente non ho capito.

venerdì 23 novembre 2012

Per Matteo Renzi scomoderò anche Kennedy e la sua Nuova Frontiera
Di ritorno dalla Leopolda dove si respirava desiderio di cambiamento e futuro ...

di Beatrice Benocci - pubblicato su IConfronti
www.iconfronti.it 

http://www.iconfronti.it/per-matteo-renzi-scomodero-anche-kennedy-e-la-sua-nuova-frontiera/


Non è ciò che può fare il paese per te, ma ciò che puoi dare tu per questo paese. Questo è il leit-motiv della Leopolda: una chiamata alle armi, un risvegliare le coscienze ad un nuovo impegno civile, ad una nuova stagione politica in cui questa stessa parola torni al suo vero significato, non più vituperata, non più considerata negativa, non più rilegata in buie stanze del potere (a volte molto luminose, molto chiassose e becere).
Questo era sabato la Leopolda, questo è stata l’intera campagna condotta da Matteo Renzi. Non posso non ripensare (ieri ricadeva l’anniversario del suo assassinio) a ciò che disse Kennedy agli americani in occasione del discorso di accettazione della candidatura nel luglio del 1960: Non si tratta di ciò che io intendo offrire al popolo americano, ma di ciò che io intendo chiedergli. Fa ricorso al suo orgoglio e non al suo portafoglio – porta la promessa di più sacrificio al posto di più sicurezza. E dalla sua parte aveva l’età, la forza, soprattutto la consapevolezza di non aver fatto parte di coloro che avevano condotto il mondo nell’abisso della seconda guerra mondiale. Kennedy guardava lontano, ad un futuro possibile, alle nuove tecnologie, alla conquista dello spazio, e per far questo aveva bisogno della pace e del dialogo. Aveva bisogno, soprattutto, di un popolo pronto a rischiare: Sarebbe facile allontanarsi da quella frontiera, guardare alla sicura mediocrità del passato, essere cullati dalle buone intenzioni e dall’alta retorica – e coloro che preferiscono quel corso non dovrebbero sprecare il loro voto per me, indipendentemente dal partito. Ma io credo che i tempi chiedano nuove invenzioni, innovazione, immaginazione, decisione. Io vi sto chiedendo di essere pionieri della Nuova Frontiera.

Le famiglie sono straziate

Le famiglie sono straziate
di ritorno dalla Leopolda/2

E' da settimane, direi mesi, che mio marito ed io continuiamo a dirci che le famiglie sono straziate. Lo sono perchè i servizi (lo stato sociale) non c'è, perché la scuola è nello stato in cui è, perché i soldi non ci sono, perché ogni spesa extra è fonte di muta disperazione. Ma queste cose le sappiamo, le apprendiamo dai giornali. Ciò che non sappiamo, ciò che i politici non sanno, né tantomeno lo sanno i sindacalisti, è che nonostante tutto le famiglie cercano di non venir meno alle proprie responsabilità rispetto ai minori: se serve lo sport i figli fanno sport, se serve logopedia i figli fanno logopedia, se servono cure i figli hanno le cure, se servono i libri (alle superiori) si chiede un mini prestito.